cxzurpowqaaop8d
il torrente Torbidone (foto RaiNews)

Il sisma del 30 ottobre ha fatto riemergere, dopo quasi quarant’anni dalla sua scomparsa, il torrente Torbidone di Norcia, con preoccupanti rischi di esondazione. La storia delle Marcite

Il Torbidone fa parte del delicato ecosistema delle “Marcite” di Norcia un’area unica in tutto l’Appennino centro meridionale per le sue eccezionali caratteristiche naturalistiche e ambientali ma anche storiche e culturali. Le Marcite fanno parte di un percorso storico – naturalistico lungo circa. 4 km e tabellato con la descrizione dei luoghi.

“Le Marcite di Norcia sono comunemente definite come una pratica colturale introdotta
dai monaci Benedettini per bonificare un terreno palustre e tramandata con il passare
dei secoli agli abitanti della città. Sono prati irrigati da un velo d’acqua continuo,
grazie ad importanti fenomeni idraulici sotterranei che li rendono vegeti così da
garantire tagli d’erba tutto l’anno.
L’origine di questi prati è fatta risalire da alcuni studiosi al VI secolo d.C., con lo
sviluppo delle pratiche agricole esercitate nel luogo dall’ ordine religioso di S.
Benedetto, mentre altri identificano la nascita di questo sistema irriguo tra la fine del
XIII e l’inizio del XIV secolo, su imitazione delle Marcite lombarde, introdotte sempre
da ordini monastici.
La piana di Santa Scolastica era un antico lago formatosi per sprofondamento tettonico
delle sue rocce sedimentarie di natura calcarea le cui acque, a causa probabilmente di
un sisma, defluirono verso la zona di Serravalle. I torrenti che scendono dai rilievi
grazie ad un terreno molto permeabile e attraverso dei canali idrografici sotterranei,
scompaiono infiltrandosi nel terreno e riaffiorano nelle sorgenti di San Martino, del
Torbidone, della Madonna di Capregna e del Salicone raccogliendosi poi, nel fiume
Sordo. Le marcite sono proprio in questa zona di convoglio delle acque, nel settore
occidentale della Piana di Santa Scolastica, nell’ area di minima quota (570 – 590 m
circa) e occupano una superficie di 70 – 100 HA circa dell’intero piano.
Le marcite sono divise in piccoli appezzamenti chiamati cortinelle, separate da canali
artificiali di convoglio dell’acqua detti adacquatrici, che vengono sbarrati con delle
paratoie di legno storcitoi in modo che l’acqua straripi e irrighi la superficie del prato
attraverso dei piccoli fossi colatori che rendono lo scorrimento dell’acqua omogeneo
evitando così il ristagno (fig. 3 in basso).
La temperatura dell’acqua alle sorgenti oscilla tra i 6° e i 12° ed è proprio questa
caratteristica, unita anche a quella di avere, grazie all’intervento dell’ uomo,un flusso costante e omogeneo, che rende i prati verdi tutto l’anno. Il sistema di irrigazione differisce a seconda delle stagioni.
Un grande geografo francese, Henry Desplanques, nel 1969 affermava che il
proprietario delle cortinelle regolava il livello dell’acqua nei prati come lui riteneva
opportuno e molto raramente si faceva uso di concime.
I tipi di raccolto sono due: fieno ed erba; falciabili sia in inverno che in estate. Il
foraggio fino agli anni 1940-1950, era falciato annualmente e costituiva la principale
ricchezza della conca di Norcia poiché garantiva il nutrimento invernale agli animali
riparati nelle stalle.
Sull’origine del nome di “marcita” ci sono diversi pareri, ma l’ipotesi più certa,
secondo gli studiosi, pare sia quella che fa derivare il significato da un’antica pratica
agreste che consisteva nel far marcire sui prati irrigui, durante il periodo invernale,
l’ultimo taglio di fieno annuale, cioè quello di settembre – ottobre, allo scopo di
arricchirlo di sostanza organica.
Le marcite sono tra le aree individuate negli anni settanta come uno dei biotopi più
particolari d’Italia e la CEE le ha introdotte tra i 92 Siti di interesse Comunitario.
Oggi questi prati sono in stato di semiabbandono e sembra che piano piano stanno
riacquistando il loro aspetto palustre. Tuttavia da parte degli enti locali è in corso
un’opera di risanamento di questa area e già la Comunità Montana della Valnerina ha
bonificato una piccola parte di terreno ripristinando la pratica colturale della marcita.”

(fonte: CEA dei 2 Parchi Nazionali)

author: f.ch